Piove, le
gocce d’acqua accarezzano i vetri delle finestre quasi a cercare
di migliorare il paesaggio che ho di fronte.
Il grigiore della giornata rispecchia in parte il mio animo.
La voglia di oziare è più forte di quella di fare qualcosa di utile.
Mi lascio cullare dalle note di una radio in lontananza che manda canzoni del
passato.
Già, il passato! A volte, forse troppo spesso, ritornano luci e ombre di un
passato che non si può dimenticare, ma sarebbe meglio dire, che non si vuole
dimenticare.
Me ne sto lì a contemplare il paesaggio intristito dalla pioggia, aggrappato ai
miei ricordi, quando un movimento improvviso mi distoglie dal mio torpore.
Un battito d’ali, qualcosa di cui si avverte ancora la presenza.
Cerco con lo sguardo di seguire la provenienza del rumore ma non scorgo più
nulla.
Ritorno al mio oziare, ancora cinque minuti e il battito d’ali di prima,
questa volta moltiplicato, mi fa sobbalzare dalla sedia.
Forse qualche piccione, ce ne sono ormai dappertutto in città, ma la sensazione
che ho avuto la prima volta è che si trattasse di qualcosa di più piccolo e
scuro.
Cerco di fare attenzione, ormai ho trovato che cosa fare in questa mattina
insulsa, aspetto il prossimo battito d’ali.
Pochi minuti ancora ed eccolo, puntuale e sempre più forte, ma questa volta li
vedo e non credo ai miei occhi: che cosa ci fanno una ventina di pipistrelli in
pieno giorno sotto la grondaia?
Mentre mi faccio queste domande, eccone altri, che vanno ad allinearsi con i
primi formando una raccapricciante catena.
Cerco di telefonare ai vigili del fuoco, ma le linee sono intasate. Attendo che
si liberino…
Comincio
a pensare, a pensare e a pensare, facendo le più strane congetture.
Poi la sirena di un’ambulanza mi ricorda il luogo in cui si trova la mia casa,
vicino all’ospedale e nell’ospedale c’è il centro trasfusionale della
città.
Si riaffacciano nella mia mente storie di vampiri assetati di sangue che si
avventano sulle loro vittime per procurarsi il liquido vitale.
Cerco di stare con i piedi per terra, certe storie si trovano solo nei film, ma
quello che vedo in seguito mi fa correre un brivido lungo la schiena: vedo
partire a intervalli regolari gruppi di cinque sei pipistrelli nella direzione
dell’ospedale e sparire dietro il muro di cinta.
Un quarto d’ora ed eccoli riapparire all’orizzonte.
Li osservo bene e…ma c’è qualcosa di strano nei loro musetti appuntiti da
topi volanti, vorrei tanto sbagliarmi, ma quello è…è…è sangue!
Che il mio intuito abbia fatto centro? Se così fosse, l’intera città
correrebbe un grandissimo rischio.
Una volta bloccato l’accesso al sangue in ospedale, da dove prenderebbero i
pipistrelli quello che gli serve per vivere?
Devo dare subito l’allarme, non si può aspettare oltre, mi vesto, infilo male
i pantaloni e cado.
Mi sveglio, guardo dal basso il
letto da cui sono caduto, ancora addormentato capisco che si trattava solo di un
sogno.
Sorrido, ma vado a guardare fuori della finestra.
Niente, solo la giornata grigia.
Penso a quali possano essere nella realtà i pipistrelli del sogno, quali siano
le situazioni che mettono a rischio il nostro sangue: mi vengono in mente gli
incidenti, i trapianti, le trasfusioni, altre operazioni chirurgiche, tutti
momenti in cui le riserve di sangue dell’emoteca del centro trasfusionale
subiscono veri e propri prosciugamenti. Fortunatamente ci sono i donatori di
sangue, ma se dovessero venire a mancare?