Regolamenti sulla selezione del donatore e sulle modalità di donazione del sangue: importanti novità (tratto da "Tutto Adas", a cura del Dr. Gino Bernuzzi del Centro Immunotrasfusionale dell'Ospedale Maggiore di Parma)

 

 

 

Possono sussistere ulteriori ragioni per il rinvio temporaneo di un  donatore ai fini della protezione dei riceventi la donazione: la decisione relativa ala durata del periodo di rinvio spetta al medico responsabile della selezione.

 

La popolazione italiana è tra le più longeve dei Paesi sviluppati. Ciò significa che sia il nostro sistema sanitario, sia le nostre abitudini di vita non sono tra i peggiori. Fra queste ultime, l'alimentazione. Si tratta, però, di valori statistici e, quanto ad abitudini alimentari, non v'e' dubbio che fra i donatori di sangue sia assai diffusa la tendenza ad eccedere.

Una dieta iperproteica (troppo ricca di carni) induce danni renali e favorisce l'insorgenza della gotta. Per non dire dei grassi animali e delle alterazione che inducono sulle arterie.

Ma gli effetti più frequenti di una smodata alimentazione sono il danno per il fegato e, per eccesso di carboidrati (pane, pasta, dolciumi), lo stimolo alla comparsa del diabete nei soggetti predisposti (si consideri la dimostrata "familiarità" di questa patologia, che può raggiungere estrema gravità). A tutto ciò si deve aggiungere che un’alimentazione smodata, soprattutto nei giorni che precedono la donazione (più che mai nella serata che precede il giorno della donazione) è la causa più frequente di eliminazione dell'unita' trasfusionale donata. Infatti, i controlli che seguono, rivelano spesso un’alterazione delle transaminasi (ALT o SGPT) che non può essere distinta da quella che compare per un’epatite iniziale.

Come si vede, lo stile di vita di un donatore di sangue, è improntato a moderazione alimentare sia per difendere il proprio "bene salute", sia per preservare il valore del suo "dono". 

Tutti sanno che l’ebbrezza alcolica danneggia la salute (e può gravemente danneggiare quella di altri se, in queste condizioni, si sale alla guida di un mezzo). Anche se un evento del genere, quando raro e occasionale, generalmente non lascia conseguenze, il ripetersi dell’evento conduce per certo a gravi patologie del fegato e del sistema circolatorio (cuore e arterie). Di certo non rientra nello stile di vita del donatore di sangue.

Al contrario, un bicchiere (250-300 ml) di buon vino ai pasti, specie se rosso, costituisce un ottimo ingrediente di una dieta sana. Ma attenzione: il superamento di questa misura, soprattutto se associato all’abitudine di far uso, anche moderato, di superalcolici, può cominciare a far danno, specie se trova altre condizioni concomitanti sfavorevoli (ipertensione, predisposizione al diabete).L’alcol, inoltre, produce gli effetti già descritti sulle transaminasi, con un’altra probabilità di provocare l’eliminazione dell’unità trasfusionale donata.

Ogni giorno siamo costretti ad inalare ogni sorta di inquinanti, alcuni innocui, altri pericolosi, altri ancora certamente dannosi. Per proteggerci, non possiamo che contare sull’intervento delle istituzioni, ma niente toglie che, nel proprio piccolo, ciascuno possa cercare di contribuire a migliorare la situazione, correggendo le proprie cattive abitudini (uso smodato e/o cattiva manutenzione dei mezzi personali di trasporto e dei sistemi di riscaldamento della casa), se non addirittura agendo nel volontariato di tutela ambientale.

Il vizio del fumo aumenta ulteriormente i nostri rischi. Che provochi danni certi a distanza di tempo, ormai è cosa nota: la bronchite cronica in età avanzata è un danno pressoché sicuro. Lo stesso vale per i danni degenerativi a carico delle arterie, che possono condurre a infarto e a ictus cerebrale. Per non dire del provato aumento del rischio di contrarre una neoplasia polmonare. E a nulla vale sostituire la sigaretta con la pipa o con il sigaro.

Il fumo non compromette né riduce l’idoneità alla donazione, ma certo non rientra nelle abitudini di vita di chi tiene alla propria salute.

Il mantenersi in movimento (quindi praticare lo sport), concorre a conservare buone condizioni fisiche, purché si abbia cura di non pretendere dal proprio organismo più di quanto possa dare. Un buon allenamento, equilibrato e progressivo, costituisce la premessa del buon esito di qualsiasi impegno sportivo, sia nell’agonismo, sia nel dilettantismo. Ovviamente, l’impegno agonistico deve misurarsi con l’età: più si avanza negli anni, meno è consigliabile "spingere a fondo" nel pretendere le migliori prestazioni possibili, finché si raggiunge uno stato in cui è caldamente raccomandabile limitarsi al puro passatempo sportivo, se non si intende correre il rischio di peggiorare le cose, anche in modo acuto e grave.

In ogni caso è consigliabile evitare pratiche sportive impegnative nei giorni immediatamente precedenti una donazione: le cellule dei muscoli affaticati liberano quelle sostanze enzimatiche (transaminasi ALT) che immette in circolo anche un fegato sofferente (per epatite o altro), senza che vi sia possibilità di distinguere, nell’immediato, un caso dall’altro, con conseguente alta probabilità di provocare l’eliminazione dell’unità trasfusionale donata.

Ordinariamente, la donazione di sangue e/o di emocomponenti con aferesi è sostanzialmente indifferente per il nostro organismo, sempre che sia praticata nel modo dovuto. Tuttavia, talvolta si registrano capogiri nei minuti che seguono il prelievo, soprattutto quando la fretta induce il donatore ad alzarsi bruscamente dal lettino subito dopo il prelievo. Quando si passa con rapidità dalla posizione orizzontale a quella verticale, capita anche ordinariamente di percepire un capogiro, dovuto al momentaneo ridotto afflusso di sangue al cervello per questioni di gravità; questo effetto è accentuato dal fatto di aver da poco subito una sottrazione di liquidi dal circuito circolatorio. Più raramente, un capogiro può essere percepito anche a distanze di ore dal prelievo. Da tutto ciò, la richiesta del medico di trattenersi qualche minuto sul lettino dopo la donazione, la raccomandazione di alzarsi con calme e l’opportunità di somministrare una bevanda (anche soltanto un bicchiere d’acqua) dopo il prelievo e di godere del ristoro (una bevanda non alcolica e un alimento) nei locali dell’Unità di Raccolta, in luogo "protetto".

Per lo stesso motivo è sconsigliabile dedicarsi proprio quel giorno ad attività sportive che richiedono particolare attenzione e sforzo fisico (ascensioni in montagna, immersioni, volo, ecc.).

Così dicasi per coloro che praticano lavori particolarmente impegnativi e/o pericolosi (conducenti di treno, autobus, gru; minatori; lavori su impalcature; sommozzatori, ecc.), che non devono rinunciare a riposare nel giorno della donazione.

E’ inteso che deve essere considerata "cattiva abitudine" quella di coloro che, godendo di una giornata di riposo retribuita in occasione della donazione, attendono quel giorno per sbrigare ogni sorta di incombenze accumulate nel tempo, cosicché finiscono per impegnare proprio in quelle ore energie fisiche e psichiche (ansia) addirittura straordinarie.